Elastosonografia

Elastosonografia

L’elastosonografia fornisce informazioni riguardo l’elasticità dei tessuti. Le proprietà meccaniche dei tessuti molli dipendono dalle macromolecole che li compongono e dalla loro organizzazione strutturale.
Una delle proprietà meccaniche è l’elasticità che determina la deformazione o distorsione del tessuto in risposta ad una compressione applicata dall’esterno. Il principio di base dell’elastosonografia risiede nel fatto che la compressione del tessuto esaminato con la sonda dell’ecografo produce una deformazione, valutata come variazione della distanza tra due punti, differente a seconda del suo grado di “comprimibilità”, minore nei tessuti duri e maggiore nei tessuti soffici, che può essere rilevata e quantificata attraverso software dedicati. Per tale ragione l’elastografia, in particolare quando effettuata su organi superficiali, è attualmente considerata una sorta di “palpazione elettronica”. I tumori maligni sono fino a 10 volte più rigidi ed incompressibili dei tessuti circostanti.

 

Ciò viene utilizzato dal medico o dalla stessa paziente nella palpazione della mammella, per rilevare la presenza di noduli, ma ciò è possibile solo per quelli più superficiali. Inizialmente la metodica è stata utilizzata prevalentemente nello studio della mammella che normalmente è costituita da strutture molto elastiche ed omogenee, e si presta ad una facile ed omogenea compressione che consente di evidenziare con chiarezza alterazioni patologiche caratterizzate da ridotta elasticità. Attualmente l’elastosonografia consente la valutazione dell’elasticità dei noduli anche se posizionati profondamente e non palpabili, pertanto la metodica, inizialmente utilizzata per la diagnosi differenziale dei noduli mammari, recentemente è stata applicata anche allo studio di altri organi come fegato, tiroide, testicolo e linfonodi.
Tale tecnica risulta per il paziente sovrapponibile ad una comune ecografia e richiede, relativamente all’organo in esame, la stessa preparazione di un’ecografia basale. Sul tessuto oggetto di studio vengono selezionate delle ROI (regioni di interesse) di grandezza tale da inserire la struttura da esaminare ed un’ampia zona di tessuto circostante

 

Esistono due tipi di elastosonografia:

 

1) Elastosonografia a mano libera,  che si avvale della  compressione manuale ottenuta imprimendo con il trasduttore ecografico delle leggere compressioni manuali ritmiche sull’organo esaminato. L’esame permette la visualizzazione dell’elastogramma sotto forma di un’immagine sovrapposta a quella in B-mode ed utilizza il confronto dei dati in RF tra l’immagine prima della compressione e quella ottenuta durante compressione per fornire una valutazione della elasticità del tessuto;

 

2) Elastosinografia con compressione meccanica ottenuta mediante l’emissione di impulsi a maggiore energia e a bassa frequenza (transient elastography, con valutazione della deformazione ottenuta dalla pressione acustica (strain);

 

L’immagine elastografica viene espressa con una scala cromatica (per convenzione, rosso: elasticità elevata, Verde: elasticità intermedia; blu: assenza di elasticità) e con dei valori numerici che sono espressione di differenti gradi di elasticità

 

INDICAZIONI
Caratterizzazione delle lesioni focali mammarie
Caratterizzazione dei noduli tiroidei
Valutazione dei linfonodi superficiali
Valutazione di lesioni focali del testicolo
Valutazione del grado di fibrosi/cirrosi nei pazienti epatopatici ( analogo del fibroscan)