La sindrome dell’intestino irritabile

La sindrome dell’intestino irritabile

La  sindrome dell’intestino irritabile e morbo celiaco, il suo nome tecnico è  (IBS Irritable Bowel Syndrome), la SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth) e il Morbo Celiaco

Iniziamo una panoramica sugli alimenti più frequentemente coinvolti nel determinare la SIBO:
-lattosio
-fruttosio
-amidi
-polioli
-fibre

Lattosio
Intolleranza al lattosio o malassorbimento del lattosio sono sinonimi ed indicano l’incapacità a digerire ed assorbire il lattosio. Con l’età questa capacità si riduce anche se meno nei popoli nord-europei rispetto al resto del mondo. La diagnosi può essere fatta col test dell’idrogeno oppure andando a misurare dopo alcune ore i livelli ematici di glucosio indicativi di quanto il lattosio è stato convertito in glucosio e poi assorbito: se i livelli sono bassi c’è intolleranza al lattosio. A volte ridurre la quantità di lattosio ingerita (meno di 10 grammi) è sufficiente a lenire i sintomi; In altri casi occorre astenersi dal consumo e/o assumere integratori di lattasi (enzima che scinde il lattosio). Il latte è l’alimento che contiene più lattosio mentre yogurt e formaggi fermentati sono quelli che ne contengono meno perché appunto il lattosio è stato fermentato (cioè digerito) dai batteri presenti nel cibo. Lo yogurt infatti contiene lattasi e quindi può essere assunto anche come integratore di lattasi, anche se in parte viene distrutta nello stomaco.

Fruttosio
Essendo il fruttosio un monosaccaride in questo caso il problema risiede nell’assorbimento che avviene attraverso un meccanismo assai meno efficiente rispetto a quello per il glucosio (si parla di “diffusione facilitata” in cui il fruttosio si lega ad una proteina trasportatrice, denominata Glut5, la cui carenza è alla base del malassorbimento del fruttosio). L’assorbimento è più efficiente in caso di concomitante presenza di glucosio: questo spiega perché il saccarosio (una molecola di fruttosio ed una di glucosio) è meglio assorbito rispetto al fruttosio puro. La diagnosi viene fatta col test dell’idrogeno. La terapia consiste nell’evitare il fruttosio ed i fruttani che di fatto si comportano come fibre.
Il fruttosio è ampiamente utilizzato dall’industria alimentare e si ritrova anche nel saccarosio, nel miele (circa 50% fruttosio e 50% glucosio), nello sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (più del 50%) ed in generale nei dolcificanti a base di mais, nello sciroppo di acero, nella melassa.

Amidi
Per anni si è pensato che gli amidi fossero completamente digeriti ed assorbiti, ma studi col test all’idrogeno hanno dimostrato che dal 10% al 20% degli amidi non lo sono: si parla di “amidi resistenti”. Probabilmente la percentuale sale in persone affette da disturbi digestivi. Amidi resistenti si trovano nei cereali (grano e prodotti come pane e pasta), legumi, semi, noci, molte varietà di riso, mais, molte varietà di patata, alcuni frutti come le banane acerbe. Cotti poco oppure cotti e mangiati freddi contengono più amidi resistenti. Molti fattori entrano in gioco nel rendere un amido resistente, ma in particolare il rapporto quantitativo tra amilosio (difficile da digerire) ed amilopectina (più facile). Per avere un’idea del contenuto in amilosio e amilopectina è sufficiente guardare l’indice glicemico degli alimenti (vedi oltre): maggiore è l’indice glicemico maggiore è l’assorbimento ed il contenuto in amilopectina (ma maggiore anche la produzione di insulina che ci fa ingrassare). Ad alto indice glicemico sono il riso asiatico per il sushi (98%) ed il riso jasmine ed alcune varietà di patata, mentre a basso indice glicemico sono il riso basmati (58%), la pasta, molti prodotti a base di grano, mais, avena e orzo, molte patate e le banane. Interessante è notare a questo proposito che il 30% o più della popolazione occidentale è affetta da SIBO contro il 10% di quella asiatica. I batteri del colon sono in grado di digerire l’amilopectina e l’amilosio mentre quelli del tenue digeriscono disaccaridi e monosaccaridi. Piccole quantità di amidi resistenti non sono un problema per persone senza difficoltà digestive, ma il consumo di quantità significative soprattutto in persone con disturbi digestivi può portare alla SIBO. Tutto questo non ha nulla a che vedere col glutine: cibi privi di glutine contengono amidi resistenti e questo spiega perché pazienti celiaci mantenuti con una dieta priva di glutine possono ancora accusare sintomatologia gastrointestinale. Per la diagnosi teoricamente si potrebbe ricorre al test dell’idrogeno oppure al test che registra l’innalzamento del glucosio ematico dopo la somministrazione di una soluzione a base di amidi, ma in pratica tale test non è ancora stato messo a punto. La terapia consiste nell’evitare di assumere amilosio, cosa piuttosto complessa.

Fibre
La fibra ha una reputazione invidiabile. Tuttavia gli studi che ne dimostrano le doti sono studi osservazionali-ad esempio i popoli che consumano più fibra hanno meno tumori al colon-indicando un’associazione tra i due fattori ma non necessariamente un nesso di causa effetto. Cioè non è sicuro che il consumo di fibra riduca il rischio di tumori al colon. I popoli che consumano fibra infatti potrebbero essere ad esempio quelli che praticano più attività fisica riducendo per questa via il rischio di tumore. Senza considerare che gli studi più recenti, sempre  osservazionali, non hanno dimostrato riduzione del tumore al colon dal consumo di fibra. Di converso la fibra essendo indigeribile viene fermentata dai batteri favorendo lo sviluppo di SIBO. La cosa sorprendente è che il consumo di fibra è una delle terapie maggiormente consigliata in caso di sindrome dell’intestino irritabile, quando invece gli studi dimostrano che la sua rimozione ne migliora la sintomatologia. Non esiste un test specifico per le fibre in quanto per definizione sono indigeribili.

Polioli
Vengono usati dai diabetici perché scarsamente digeriti ed assorbiti.

http://www.gianlucapazzaglia.com/blog